Pro Loco Loco san Gregorio Tezze


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Il Paese di Tezze

La Pro Loco durante il 2009 ha realizzato un libretto di promozione turistica del paese di Tezze, presentando le varie realtà presenti nel territorio. All'interno è stato inserito un inedito inserto storico di cui qui di seguito ne riproponiamo il contenuto.

STORIA de LE TEZZE
tra vita e cronaca di una comunità

Perché la storia di Tezze e quale storia?
Innanzitutto la storia non è pura curiosità, né interesse culturale o semplice piacere per le cose del passato. Non è sempre maestra di vita perché gli errori si ripetono, ma è un patrimonio di memorie che serve a scoprire le nostre radici identitarie, le tradizioni, lo spirito di appartenenza di una comunità su cui fondare programmi e speranze per il futuro.
Le principali vicende storiche che hanno interessato Tezze sono comuni a tutto il territorio Coneglianese e sono già state rese note nelle pubblicazioni uscite in questi ultimi anni, inerenti diversi paesi limitrofi. Vanno ancora valorizzati alcuni aspetti specifici della micro-storia locale e per questo cercheremo di seguire un metodo storiografico che preferisce spostare l’attenzione dagli “eventi” più rilevanti ai fatti di vita normale, alla quotidianità, alle trasformazioni ambientali subite nei vari periodi.
Si inizierà dal nome del paese, a quello dei Borghi, alla viabilità, ai modi di vivere e alle attività produttive dei secoli passati. Non sarà trascurato il periodo fascista e post-bellico per arrivare fino agli anni sessanta del secolo scorso quando esplode il boom economico e si diffonde la piccola impresa agricola ed artigianale.
Ci prefissiamo di riferire solo le notizie documentate, inedite o poco note, riportando i riferimenti archivistici e citando le pubblicazioni più autorevoli, per gli eventuali controlli o approfondimenti da parte degli interessati.



Testi ed immagini a cura di:
Giancarlo Bardini
Enrico Bellussi
Silvana Redigolo




Riveste sempre un certo interesse conoscere l’origine ed il significato dei nomi legati al paese dove viviamo. Spetta alla toponomastica, una disciplina prevalentemente linguistica, occuparsi di queste ricerche. Per il Trevigiano sono fondamentali gli studi di D. Olivieri, storico letterato morto alla metà del secolo scorso, ai quali si sono aggiunti quelli di G. B. Pellegrini, G. Tomasi, A. Zamboni che indicano come la denominazione “
Tezze” rientri nell’ampio filone dei nomi di luogo attribuiti a strati prelatini (Celti o Veneti).
E’ stata proposta (L. Bevilacqua 1984) la derivazione da
TEITSCHE etimo di possibile origine celtica da associarsi al latino attegia = fienile, capanna, casolare per il ricovero dei prodotti e degli attrezzi agricoli. Successivamente nel veneto antico del Coneglianese si è avuta l’evoluzione nella forma plurale: TIEDE-TIEZE-TEZE (A. Zamboni 1983).
Nel 1233 il paese è citato come TEZZAE de PLAVI e annota il Maschietto che in altre antiche carte assume la denominazione di
Contrata Tezzarum o Homines de Contrata Tezzarum (uomini della Contrada delle Tezze). Nei più tardi documenti ecclesiastici e civili in latino (XV-XVI sec.) si registra la traduzione del nome volgare (dialettale) nel vocabolo latino Tegetes (coperte, ma anche tettoie, tuguri) e gli abitanti sono, ad esempio, Petrus de Tegetes, oppure Franciscus a Tegetibus (dalle Tezze).
Quando dalla seconda metà del Cinquecento gli atti di compravendita ed i testamenti cominciano ad essere redatti in italiano, avendo prima il notaio richiesto se doveva scrivere
litteraliter aut volgariter (in latino o italiano), viene adottata la forma Le Teze, oppure Contrada de Le Teze o delle Tezze, utilizzata anche nella cartografia dell’epoca.
Recentemente, da alcuni cultori di toponomastica, sono state avanzate altre ipotesi di studio considerato che
le Tiede e i Tezzon, i noti Casoni, erano dei ricoveri diffusi sia in pianura che in laguna, mentre la caratteristica comune dei sette paesi aventi lo stesso nome (in provincia di Venezia,Vicenza, Trento e Brescia) è la loro posizione vicino ai corsi d’acqua. Su questa linea si ritiene che l’origine del nome sia legato al termine lessicale TESA-TESE, ancora utilizzato nel Vicentino per indicare la sponda di un fiume (Tesa Longa). Altri ipotizzano una derivazione dal verbo sostantivato TEZAT (trascinare con funi), presente nell’idioma dell’isola linguistica della Val Resia che ha conservato altri vocaboli venetici quali butega (negozio), buka (verso degli animali), troj (sentiero) ecc..
Da parte nostra ci limitiamo a riferire anche queste ultime interpretazioni, osservando come non più le
Tiede e i Tezzon avrebbero determinato la denominazione della località, ma la fatica dei progenitori intenti a tirare con le corde le barche lungo un antico ramo del Piave, poi prosciugatosi.
Il paese conserva altri interessanti toponimi, alcuni ancora segnati nelle carte topografiche (fig. 1). I principali sono qui di seguito elencati in ordine alfabetico.
BUSCHE. Secondo A. Zamboni (1983) il nome deriva dal gotico buska=legna, ramaglie, fascine e fuscelli. Forse un luogo boschivo (verso S. Polo) dove si raccoglieva la legna da bruciare (andar a buskar). Si cita a conferma il detto dialettale: tirar le buschette cioè estrarre il bastoncino lungo o corto da parte del giocatore più o meno fortunato.
CAL-CALLE. A Tezze ci sono tre toponimi che hanno questa denominazione, segnalati dalle cartine topografiche: Cal granda (a confine con Vazzola), Cal de Prade (di fronte Borgo Malanotte) e la Cal Resana.
Lo storico Coneglianese Adolfo Vital (1931) asserisce che il nome latino Callis o Vicinalis (la Strada Vicinale Vecchia) designava le traverse delle strade romane o bracci della centuriazione, attuata mediante il frazionamento dei terreni da affidare ai coloni locali o di altre regioni. Gran parte delle struttura viaria romana trova continuazione nei secoli successivi adattandosi alle nuove situazioni. Nel Medioevo le Calli, che convergevano nelle vaste estensioni prative di proprietà regia (Beni Comunali) date in usufrutto alle comunità residenti, saranno chiamate de Prade e nel Seicento la Cal Resana assumerà la denominazione dalla famiglia veneziana dei Resana, con proprietà in zona.
CIEPOLE–DANDOL. Designavano le terre acquistate, nella seconda metà del XVII secolo, dai Patrizi Veneti Tiepolo e Dandolo. I primi possedevano verso S. Polo un’ottantina di campi, i secondi un centinaio a confine con S. Maria del Piave. Altri loro beni erano localizzati nel circondario: i più ricchi Tiepolo avevano circa 650 campi e acquisteranno a Vazzola il palazzo ora sede del Municipio, mentre i Dandolo (323 campi) costruiranno al centro del paese una bella Villa, danneggiata durante la prima guerra e demolita negli anni venti del secolo scorso per dar posto a quella attuale incompiuta
COMUN. Località dove esistevano gli ultimi prati-pascoli Comunali che un tempo si estendevano, oltre la Piavesella, per circa 800 campi. Legate a questo toponimo sono le Prese, limitate porzioni di prato estratte a sorte tra gli abitanti del villaggio ai quali era concesso di tagliare l’erba dalla festa di S. Giorgio (9 maggio) a quella di S. Michele (29 settembre).
GORGAZ. Il nome della via, che limita un territorio verso Rai, è riconducibile all’esistenza di un gorgo o di un vortice d’acqua, forse della vicina Piavesella.
PRA’-NOVI. Il toponimo, a confine con S. Michele, indica chiaramente che erano prati di recente bonifica (quando?), caratterizzati dalla presenza di vaste aree ghiaiose e, fino a qualche anno fa, con sassi dalle notevoli dimensioni trascinati dalle acque del Piave. Nelle vicinanze c’è l’etimo GRAVE, parola prelatina indicante, secondo il vocabolario del Boerio (1856), quella parte del letto di un fiume rimasta in secco.
ROVINAZ. L’Olivieri lo fa derivare dal tardo latino ruina, probabilmente per la presenza di antiche rovine di un manufatto andato distrutto dal tempo o dall’incuria. All’inizio dell’Ottocento sono segnalati in loco resti di un edificio e in periodo più recente, a seguito le profonde arature, apparivano ancora dei calcinacci e pezzi di tegole.
VARE. Il diffuso toponimo Vara – Vare è di origine germanica collegato allo stanziamento nel territorio di Longobardi (568-774) con i Sarmati, Bauvari, Alemanni e nel secolo XII di sparse famiglie tedesche (G. Tomasi 2004). Questi insediamenti ci hanno lasciato un centinaio di vocaboli derivati dal loro linguaggio, ad esempio: balcon, brosa, greppia, grapon, scaja ecc. e alcuni nomi di paesi come Baver, Bavaroi, Fara, Gai, Sarmede e appunto il toponimo Wara, che indica un terreno lasciato a riposare (maggese). Per spiegarne la denominazione i tedeschi adottano l’espressione acht haben = avere cura vale a dire “preoccupati di mantenere buona la produzione del tuo campo”.
Le nostre
Vare sono attraversate da una strada che porta a Vazzola, molto frequentata dai carrettieri già nel medioevo, detta Rivere, dal latino ripa, perché era rialzata rispetto ai campi circostanti. Secondo documenti del XVII secolo la località comprendeva, verso Rai, anche la zona detta Fontana boja, riconducibile ad una risorgiva utilizzata per abbeverare gli animali che qui venivano portati a pascolare. La disponibilità di questi pascoli pubblici (Beni Comunali) rappresentava una ricchezza per gli agricoltori che invano cercarono di opporsi alle decisioni di Venezia di espropriarli e metterli in vendita, a partire dal 1647 come vedremo in seguito. Quale risarcimento le comunità di Vazzola e Tezze chiesero di poterli ugualmente utilizzare, cedendo in permuta altrettanti campi disponibili oltre il Monticano (in località Barsè), più lontani e soggetti a periodiche brentane (allagamenti) oltretutto frequentati dai lupi che assalivano uomini e animali. Dopo varie insistenze e misurazioni il 25 giugno 1654 il Senato Veneto accettava lo scambio e così fu concesso, ancora per non molto, che le greggi continuassero a pascolare alle Vare (ASVE/299-BC Processi Vazzola).
In definitiva la maggior parte dei toponimi di Tezze ci offre un panorama di un’area agricola, in parte recuperata dal corso del Piave, che disponeva di ampi spazi aperti a pascolo e a prato, dov’era diffuso l’allevamento soprattutto degli ovini. Alla fine del Cinquecento c’erano famiglie che disponevano di oltre un centinaio di pecore e capre, una ventina di bovini e undici maiali (AMVC/133-F 282). Le terre coltivate, a cereali, legumi e viti, erano concentrate vicino alle abitazioni; quasi assenti i boschi, probabilmente limitati alla località Busche.

Borghi
La disposizione più antica del paese era formata da gruppi di basse case distribuite lungo la strada principale, utilizzate come botteghe e magazzini, con dietro le abitazioni padronali. Nel corso del Settecento la maggior parte di questi agglomerati assumeranno la denominazione dai cognomi delle famiglie più rappresentative, che qui risiedevano o avevano delle proprietà. Sebbene l’origine dei nomi dei Borghi sia per lo più nota, si ritiene opportuno aggiornare alcune notizie, secondo quanto rilevato da recenti indagini. Questa volta l’elencazione avrà inizio percorrendo la strada proveniente da Rai.
BORGO GERA
Prende il nome da una facoltosa famiglia originaria di Candide (BL), un ramo della quale si era trasferito a Conegliano durante il XVIII secolo.
Appartengono ai Gera medici, letterati e agronomi come Francesco, autore del famoso
Dizionario universale e ragionato dell’agricoltura in 31 volumi. Risiedevano alla Ferrera e nel centro di Conegliano; sotto il Castello costruiranno la bella villa con pronao greco ad otto colonne, diventata emblema della città. A Tezze avevano acquistato alcuni appezzamenti di terra ed edificato una casa da massaro, caratterizzata da un poggiolo con bifora, utilizzata dai signori per trascorrere in campagna dei brevi periodi durante i raccolti. Di fronte, oltre la strada, vi erano le case dei coloni fra i quali i Daniotti, ora disabitate ed in rovina.
Uno degli ultimi proprietari è Luigi, figlio del poeta Valentino, il quale assieme ai congiunti Giuseppe e Bortolo disponeva anche di alcune abitazioni date in affitto nel vicino Borgo Zanetti.
Verso la fine dell’800 la casa da fattore ed il podere circostante dei Gera saranno acquistati dalla famiglia Bonotto, tutt’ora proprietaria.
BORGO ZANETTI.
I Zanetti sono stati una delle famiglie più antiche di Tezze, dove avevano terreni e case: alcuni praticavano l’agricoltura, altri l’artigianato. Erano da tempo qui residenti quando nel 1553 Nadalin Zanetti è annoverato fra gli agricoltori del regolato di Vazzola e quattro anni dopo troviamo citato Simone Zanetti figlio di Mastro calderaro che aveva la sua officina in una delle basse costruzioni lungo la strada (ASTV/456-I). Dietro, separate da un ampio cortile, vi erano le abitazioni delle loro famiglie.
Gli appartenenti a questo gruppo familiare, una volta numeroso, sono stati fra i personaggi più rappresentativi della
Contrada delle Tezze. Nel 1588 Girolamo partecipa come teste alla supplica presentata al Vescovo Mocenigo per ottenere la licenza di costruire la prima chiesa. Nel 1647 Giacomo e poi nel 1664 Piero sono eletti deputati della comunità nelle misurazioni per il frazionamento dei Beni Comunali (ASVE/113-BC Mappe). Dispongono di buone possibilità economiche e nel tempo sono impegnati in vari contratti di compravendita: ad esempio nel 1688 acquistano 8 campi di terra e successivamente alcune case. Non mancano gli incroci matrimoniali con le famiglie più in vista del paese
Nella prima metà dell’Ottocento sono registrati a Tezze ancora tre nuclei familiari Zanetti composti dai figli di GioBatta e di Francesco. Nel prosieguo, per motivi non indagati, se ne perdono le tracce e rimane il ricordo del loro cognome legato al Borgo, successivamente chiamato:
Borgo di Sotto.
BORGO CRISTO
E’ un agglomerato formatosi piuttosto di recente e prende il nome dall’effige del Cristo che fino a non molto tempo fa era appesa ad un albero ed ora spostata sulla facciata di una casa. Secondo il racconto di Gina Fattorello , riportato nel volume:Siamo passati pubblicato nel 2008 dal Comune di Vazzola, la croce era stata donata ai residenti da un cappellano militare austriaco poco prima della ritirata austro-ungarica.
Nei pressi di Borgo Cristo avvenne uno degli scontri più cruenti nella battaglia del 27 ottobre 1918. Mentre gli alleati inglesi, passato il Piave, puntavano su Borgo Malanotte conquistato definitivamente nello stesso pomeriggio, qui i reparti provenienti dalla Caminada di S. Polo venivano affrontati dal nemico che cercava di evitare il loro congiungimento con le truppe britanniche del Gen. Babington. Un passante per il luogo racconterà che nei giorni seguenti si vedevano ancora i soldati morti distesi tra la strada ed i vicini campi, distinguibili solo dai brandelli delle loro divise. Numerose erano le armi rimaste sul terreno, frammiste alle carcasse degli animali squarciati ed il molto sangue sparso aveva inzuppato l’erba diventata scura. Una visione terrificante della battaglia!
BORGO dei FAVERI poi PINI
Nel Catasto Napoleonico del 1811-1813 la località tra Borgo Zanetti e la Chiesa è denominata dei Faveri, per la presenza, sul fronte strada, di fucine da fabbro come quella di Antonio Camatta e dei suoi eredi, molto apprezzati non solo in loco, ma anche a Venezia. Per riscuotere i soldi di un importante lavoro eseguito nella città lagunare, i Camatta nel 1776 nominavano loro Procuratore il mercante veneziano Carlo Berti, che periodicamente soggiornava nella sua vicina Villa (Fig. 2) ed aveva potuto conoscere i bravi artigiani promuovendone l’artistica produzione presso i conoscenti di Venezia (ASTV/3846-I atto 2083). E’ pure opera di altri Camatta la ringhiera in ferro battuto che circonda l’attuale Villa Zanchetta.
Proprietari dei retrostanti edifici erano i Dariol e soprattutto i Pini. Il Borgo in seguito verrà chiamato anche con il cognome di quest’ultima famiglia che nel 1666 costruiva, al di là della strada, la loro nuova abitazione caratterizzata da più archi poi immurati. In una lapide tutt’ora esistente si può leggere che la casa,
a fondamenta erecta Anno D.mi MDCLXVI, apparteneva a Virginio e ai suoi congiunti e sarà ristrutturata nel 1816. I Pini sono stati agricoltori, sacerdoti e professionisti. Possedevano diversi poderi dati in affitto o fatti lavorare alla parte e Don Benardino era stato il secondo cappellano di Tezze tra il 1624 ed il 1659. Fra i diversi preti Pini ricordiamo solamente Don Daniele che alla fine del ‘700 sarà confessore e farà il precettore presso le famiglie abbienti locali. Avrà come allievo anche Angelo Mengaldo, il futuro ufficiale di Napoleone e Comandante la Guardia Civica di Venezia nel 1848, il cui padre era entrato in possesso della villa dei Dandolo.
I vecchi ricordavano, non molti anni fa, le sorelle Pini che in estate passeggiavano per il paese tutte eleganti con un ombrellino da sole. Il loro fratello laureato in farmacia, chiamato
il chimico, si dilettava a fare esperimenti con grande meraviglia dei vicini Camerotto, Giovanni, Francesco e Nini. Il dottor Pini, per svolgere la professione, si trasferiva nel Padovano e vendeva nel 1928 la sua proprietà a Carlo Colmagro, che poi la suddividerà con Regina Bardini-Zanardo.
BORGO BELLUSSI
Il documento più datato che attesta la presenza di questa famiglia a Tezze risale al 1536 con Jacopo quondam Tadei Bellus à Tegetibus (ASTV/517-519-I). In quel periodo il cognome nelle carte risulta variare da Bellus, Belusso, Bellussio e quindi Bellussi. Pertanto la supposta provenienza della famiglia dall’Egitto, secondo la tradizione, deve essere collocata prima della citata data. L’attività principale dei Bellussi è sempre stata legata all’agricoltura con la gestione di terre proprie o prese in affitto, pur non mancando i mugnai, panettieri, osti e diversi sacerdoti, fra i quali alcuni Parroci a Tezze, Colfosco e Montaner.
Il Borgo, sebbene abbia mantenuto una certa uniformità nella sua disposizione originaria, ha subito nei secoli delle variazioni rilevabili dal confronto fra le vecchie mappe. Dal disegno del 1651 (pubblicato nel libro di A. Maschietto sulla Parrocchia) risulta che le prime case dei Bellussi si trovavano alla base del triangolo formato dall’incrocio tra la Cal Resana e la via che proseguiva verso Vazzola. Successivamente, secondo la mappa del Catasto Austriaco del 1842 qui riprodotta (Fig. 3), il nucleo abitativo si era esteso. Un piccolo fabbricato (poi Busolin) era stato costruito al di là della Cal Resana ed il gruppo di edifici, a lato della strada, era stato ampliato e suddiviso fra varie famiglie, non tutte dei Bellussi, una delle quali gestiva il mulino. In direzione di Tezze, due lunghi caseggiati, trasversali alla via, si prolungavano verso i campi e terminavano con le cantine.
Anche se i numerosi rami familiari dei Bellussi si sono sparsi per il paese, oltre che nel Veneto e all’estero, il ceppo principale è rimasto nel Borgo. Alla metà dell’Ottocento qui risiedevano le famiglie di Nicolò, Girolamo e Giuseppe e i loro discendenti si dedicheranno in particolar modo alla coltivazione delle viti e per primi realizzeranno il nuovo sistema di allevamento a raggi denominato
Bellussera, che sarà conosciuto e diffuso in Italia ed oltreoceano.
BORGO di MALTA
La denominazione del Borgo deriva dal soprannome della famiglia Giacomini, che qui risiedeva dopo essere arrivata a Tezze tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo.
L’appellativo
Malta, che spesso accompagnava il cognome nei documenti ufficiali, appare quale titolo di distinzione ed era utilizzato dagli stessi appartenenti la famiglia nella normale corrispondenza. Uno di loro scrive una lettera da Tezze datata 17 luglio 1747 ad un personaggio del tempo e la sottoscrive dichiarandosi: Suo aff.mo Nicoletto Giacomini ditto Malta (ASTV/2919- I).
L’origine del soprannome è stata chiarita consultando il Catasto Napoleonico dove è precisato che i Giacomini Nicolò e Antonio fu Angelo erano
Livellari della Commenda Cornaro. Erano cioè affittuari dei beni dati in gestione (Commenda) ai Nobili Corner di Venezia da parte di un Ente Religioso. L’Ordine apparteneva ai Cavalieri di Malta (Giovanniti) che aveva aggiunto alle precedenti possessioni una parte delle vaste proprietà dei Monaci Templari (presenti a Tempio di Ormelle con l’importante Mason della quale rimane solamente la chiesa) dopo la loro soppressione avvenuta nel 1312.
Limitatamente alla Sinistra Piave, i Cavalieri di Malta avevano terreni distribuiti tra l’Opitergino e il Coneglianese. In particolare a Vazzola possedevano 72 campi ceduti in locazione ad un canone annuo fisso (
livello) costituito da una piccola quota in denaro ed il rimanente in prodotti della terra. I Giacomini, per il loro rapporto con l’Ordine di Malta, assumeranno come soprannome il nome dell’isola dove si era rifugiata nel 1530 la congregazione dei Giovanniti, scacciata da Gerusalemme dai Musulmani oltre due secoli prima.
Documentazione al riguardo si trova nell’Archivio del Priorato di Malta a Venezia e in quello Vescovile di Treviso nel fondo
Commenda Cornaro.
Dalla mappa del Catasto Napoleonico risulta che all’epoca nel
Borgo di Malta (questa è l’esatta denominazione) esistevano un paio di famiglie Giacomini ed abitavano in un lungo edificio con vicino le adiacenze in muratura parzialmente coperte da paglia, come molte altre costruzioni del paese. Nei pressi si trova la località Gajo, da collegarsi al cognome o soprannome di una famiglia, che si dice essersi poi trasferita a Milano.
BORGO CHIESA
Il primo antico gruppo di case del paese si allungava su doppia fila, lungo l’ultimo tratto dell’attuale via Duca dì Aosta, sulla destra della strada principale. Dopo la costruzione della piccola Chiesa, ultimata nel 1589, sorgeranno altri nuovi edifici più isolati e distribuiti fino all’ampia curva per Vazzola. Un muro di sassi limitava le proprietà e per accedere alle retrostanti abitazioni vi erano dei passaggi affiancati da pilastri in pietra, come quello attuale del giardino Bonotto (Fig. 4). Un altro accesso a doppia pilastratura è andato distrutto a causa delle opere di asfaltatura realizzate circa mezzo secolo fa.
La Chiesa è sempre stata un punto di incontro e un tempo i capi famiglia, all’uscita dalla Santa Messa, si riunivano per discutere gli affari comuni sotto la grande quercia, posizionata dov’è attualmente la
pisoera, come si può rilevare da un disegno della fine del Seicento in seguito riprodotto. Al pomeriggio della domenica gli uomini frequentavano la vicina osteria per giocare a bocce o alla mora, ultimando la giornata di festa fra canti ed un bicchiere di vino rosso.
Il Borgo Chiesa aveva assunto questa denominazione già nei primissimi anni dell’Ottocento e comprendeva le case dette di Cannareggio, dove esisteva un unico grande edificio con giardino (segnalato in una carta dell’epoca) di proprietà di un ramo dei Bardini. L’ultimo appartenente a questo gruppo familiare, il farmacista Giovanni (1818-1847), per svolgere la sua professione si era trasferito a Venezia unendosi in matrimonio con una ragazza di quella città. Colpito da una grave malattia egli ritornava nel paese ed ancor giovane moriva lasciando la moglie Caterina con due figlie. La vedova si tratteneva a Tezze ancora per alcuni anni prima di vendere la proprietà e rientrare definitivamente a Venezia. Probabilmente la permanenza della Signora veneziana nel quartiere e la successiva suddivisione degli edifici fra più famiglie hanno determinato l’assunzione della denominazione del popolare rione lagunare.
BORGO TONINI
La strada denominata un tempo del Friul (attuale via Tonini), superato il Canareggio, portava sulla destra ad un lungo caseggiato, costruito verso la fine del Settecento. Proprietari della casa e di alcuni vicini campi di terra erano i fratelli Camerotto figli di Pellegrin e Sebastiano (mappale 47-49 del Catasto Napoleonico).
I Camerotto sono presenti a Tezze certamente prima del 1668 quando Simon Camerotto ha una contestazione con i Magistrati di Venezia in merito ad una striscia di terra da lui regolarmente acquistata, poi risultata suolo pubblico (ASVE/ BC 299 Vazzola). Nel prosieguo la numerosa famiglia si dividerà in più rami distribuiti in diverse località del paese e quelli residenti verso il confine di Soffratta, per distinguerli, assumeranno il soprannome di Tonini, da cui deriva il nome del piccolo Borgo.
Conferma si è avuta dalla consultazione del Registro parrocchiale dei Battesimi, dove si rileva la nascita di Vincenzo e Francesco (1811/1814) figli di Angelo del fu Pellegrin e Marianna (1813) nipote di Sebastiano tutti Camerotto, detti Tonini. Anche in questo caso, come per i Malta, il soprannome di una famiglia ha determinato l’attestarsi del nome del Borgo, che recentemente ha avuto un consistente sviluppo abitativo.
BORGO VETTORELLI
Nel disegno del 1695 (vedi Fig. 6) è segnata la deviazione stradale, prima di Borgo Malanotte, che portava alle abitazioni dei Vettorelli con annesse stalle e fienili. La famiglia è documentata a Tezze dal XVI secolo. Può essere che la loro origine sia antecedente, dato che solamente verso la fine del 1500 si diffondono i cognomi dei distrettuali non nobili, prima registrati negli atti notarili con il semplice nome di battesimo, la paternità o il soprannome per cui risulta difficile l’individuazione dell’appartenenza familiare. Non mancano le eccezioni: fra le famiglie più antiche che gravitavano sul paese si sono trovati rogiti notarili dei Dota, dei Dalla Cia (XIV sec.), dei Fedrigo, dei Bonotto e Bornia (XV sec.) solo per citare quelle tuttora presenti.
I Fratelli Vettorelli possedevano, nelle vicinanze, alcune proprietà e, com’era consuetudine, integravano le entrate prendendo in affitto della terra da terzi. Erano ben inseriti nella vita della comunità: ad esempio nel 1695 Batta Vettorelli fu Bartolomeo cede parte del reddito di un suo terreno alla Scuola del SS. Rosario, che gestiva le elemosine e le donazioni ai più bisognosi della parrocchia (ASTV/7
CRS-Scuole di Conegliano). Con l’arrivo dei Veneziani i componenti di questa famiglia, stimati per le loro capacità e serietà, saranno nominati Agenti e Procuratori dei nobili proprietari, che lasciavano ogni responsabilità ai loro fiduciari nella conduzione e gestione dei beni di campagna. Matteo Vettorelli nel 1654 risulta amministrare la tenuta dei Contarini a Motta di Livenza. Nel 1665 Bortolo è nominato Agente del NH Gasparo Dandolo che gli aveva ceduto in affitto pure 60 campi di terra per complessive 1320 Lire all’anno (ASVE/299-BC Mareno e Soffratta). L’incarico amministrativo e l’affitto saranno rinnovati anche ai suoi discendenti, come appare in un atto del 1731 (ASTV/3359-I atto 153).
Nella prima metà dell’Ottocento esistevano ancora alcune famiglie Vettoreli che abitavano in due lunghi caseggiati posti frontalmente, successivamente acquistati da vari proprietari e per ultimi i Cuzzuol, i Modolo e poi i Gambalonga.
BORGO MALANOTTE
Le vicende del Borgo sono state ricostruite nel libro: Borgo Malanotte, vita e storia di I. Soligon e G. Bardini, pubblicato nel 2000.
Dopo l’acquisto di alcune vecchie costruzioni dei
Bonoto dalle Tezze, i Nobili Malanotti realizzano in tempi ristretti (1688-1691) la loro Villa padronale con a fianco le abitazioni dei coloni, distribuite in tre linee parallele alla strada, secondo la struttura edilizia rimasta ancor oggi pressoché inalterata. Il cognome della famiglia, trasferitasi da Caldes in Val del Sole a
Venezia per esercitare un proficuo commercio di lana e vino, era Malanotti localmente trasformato in Malanotte. Forma cognominale assunta anche dai discendenti che saranno per duecento anni una guida nelle attività agricole e commerciali di Tezze. L’ultima Malanotte, la Contessa Camilla, dopo una movimentata vita sarà costretta a vendere le sue proprietà per pagare i creditori e troverà accoglienza presso il Parroco di Soffratta, zio del marito, fino alla morte avvenuta nel 1895. I nuovi proprietari saranno gli Zacchi di Pordenone che negli anni settanta del secolo scorso cederanno le case del Borgo ai coloni rimasti, mentre la Villa sarà ereditata dall’attuale proprietario Stefano Rossi de Rubeis.
Va ricordato che la Signora Anna Zacchi nel dona a Tezze il terreno, alla sinistra del Cimitero, utilizzato prima come campo sportivo ed ora Parco Zacchi con la sede della Pro Loco San Gregorio. Alla famiglia Zacchi è pure intitolata una via del recente agglomerato residenziale, posizionato oltre la rotatoria.

Corsi d’acqua
Le acque del Piave, prive di arginature, per molti secoli hanno continuato ad esondare nelle campagne circostanti con allagamenti che spesso superavano il metro di altezza.
Sul portale della Chiesa del Carmine a Rai, nei pressi della Torre, ancor oggi si legge:
10 Ottobrio 1567 l’agua dea Piave vene in q[uesta] Giesa.Lo scalpello ha inciso un segno a 160 centimetri dal pavimento per ricordare dov’era arrivata l’acqua: quella volta l’allagamento in tutta la zona era stato veramente notevole, considerata la distanza dal normale corso del fiume. Simili devastanti alluvioni avevano conseguenze gravose per la comunità di Tezze, particolarmente trascurata, rispetto agli altri paesi rivieraschi, perché non riceveva le necessarie attenzioni dal Capoluogo cui dipendeva.
Per limitare i danni alle colture ed agli immobili la Repubblica di Venezia aveva fatto costruire alcuni
murazzi di contenimento alla Priula, a Santa Maria e a San Michele di Piave. Nella piena successiva del 1587 le difese di crode (in particolare quella detta di Spinazzè a S. Michele) non erano riuscite a contenere le acque che avevano nuovamente sommerso i villaggi da Tezze a Roncadelle. Il Consorzio istituito (1612) per provvedere alle opere di riparazione e manutenzione ebbe vita difficile anche perché Conegliano non era propenso a contribuire alle spese, avendo il suo Distretto subito dei danni solo a Tezze e marginalmente a Mareno (G. Zoccoletto 2004).
Si dovrà attendere circa duecento anni, sotto il Regno del Lombardo Veneto, per vedere realizzati gli attuali argini, rifatti all’inizio del 1919 subito dopo la prima guerra.
Dal Piave, che nel passato ha condizionato sotto vari aspetti la vita del paese, derivano i seguenti due corsi d’acqua.

PIAVESELLA
E’ un canale artificiale, derivato dal Piave in località Mina di Colfosco, che percorre circa una ventina di chilometri prima di immettersi, a Lutrano, nel Monticano. E’ stato costruito dai Conti Collalto nel corso del XV secolo per irrigare i loro possedimenti ed alimentare diversi opifici, come si può rilevare dalle antiche mappe dell’Archivio di Venezia (G. Caniato 1994).
Dalla lettura dei documenti emerge come in precedenza ci fosse un corso d’acqua naturale (forse un ramo del Piave), sempre denominato Piavesella, d’importanza ben maggiore all’attuale e citato in due Diplomi Imperiali del 958 e del 994. Con il secondo Diploma l’Imperatore Ottone I concedeva al Vescovo di Ceneda Siccardo le terre dell’Opitergino fra i confini determinati “
dal Piave fin dove il Monticano si immette nella Piavesella e da questa fino alla Livenza. In latino, lingua del documento, si legge: sicut Monteganus Fluvius decurrit usque Plavesellam et ipsa Plavesela usque Liguenciam. Secondo l’antica fonte era il Monticano ad immettersi nella Piavesella e questa, dopo averne assorbito le acque, procedeva con il proprio nome fino allo sbocco sulla Livenza. In definitiva il nostro corso d’acqua doveva essere più importante del fiume Monticano (D. Canzian 1995).
Tale è la situazione trovata dai Collalto, prima Conti di Treviso, quando si trasferiscono sulla Sinistra Piave ed affermano il loro dominio sulle colline di Susegana con la costruzione dei castelli a Collalto (1110) e, due secolo dopo, a S. Salvatore. Nel prosieguo la nobile famiglia, avendo necessità di irrigare le terre del feudo ed essendosi prosciugata per un qualche motivo la primitiva Piavesella, realizzava una nuova condotta prelevando l’acqua dal Piave ed utilizzando più a valle l’antico alveo idrico. Da una mappa del 1726 (ASVE Miscell. Dis. 81) è possibile rilevare che lungo il tragitto del canale, da Colfosco a Lutrano, erano stati installati diversi impianti funzionanti ad acqua. In particolare nel tratto della Sega (S. Maria del Piave) le ruote muovevano due mulini e una segheria e poi a Tezze la falegnameria De Stefani ed il mulino dei Camatta.
ROJA TRON o PIAVESELLETTA PAPADOPOLI
Il 12 agosto 1777 il Perito Temanza arrivato nei pressi della Priula così scriveva ai Magistrati di Venezia:
Ridosso la testata inferiore di questo “murazzo” [quellodi Mandre] l’Agente dei Tron ha eretto con crode messe in calcina una cataratta o chiavica di due luci, cadauna di piedi due, al fine di estrarre dalla Piave una porzione d’acqua onde irrigare le sue campagne di Maren. Essa cataratta è robustissima e le due luci devono stare chiuse, ora aperte secondo le opportunità del torrente e degli usi che si vorrà fare (G. Zoccoletto, 2007).
Sull’esecuzione della chiavica che alimentava la nuova condotta, erano intervenuti precedenti accordi nel 1772 tra il Conte Vinciguerra Collalto ed il NH Nicolò Tron e spetterà al figlio di quest’ultimo passare alla fase esecutiva su progetto di Michele Angelo Mattei. I Tron possedevano a Mareno un’ampia proprietà con una Villa ai confini di Tezze, ora conosciuta con il nome di Donà delle Rose, loro eredi. Il canale fatto arrivare all’altezza di casa Doimo, in via Grave, subiva una deviazione perpendicolare verso nord, passando sopra la Piavesella, per raggiungere i poderi della nobile famiglia veneziana. Il prolungamento della Roja fino alla Lia sarà effettuato successivamente dai Papadopoli nel vasto programma di miglioramenti agronomici attivati dopo aver completato i loro acquisti a San Polo di Piave nel 1826.
Fino a quarant’anni fa un
acquaiolo gestiva le acque per conto della Contessa Donà delle Rose e a lui ci si doveva rivolgere per fissare i tempi di utilizzo.
Altro
acquaiolo si interessava per regolare i flussi per conto dei Papadopoli, verso S. Polo. Ora la Roja Tron o Piaveselletta è gestita dall’Ente Irrigazione Sinistra Piave.
Viabilità
Secondo la tradizione per Tezze passava una strada romana che partiva dalla periferia di Oderzo e si collegava alla Claudia Augusta, proveniente da Altino, diretta a Feltre e Trento.
Il percorso iniziale di questa antica via non è ancora stato individuato con certezza, anche se gli studi si sono susseguiti nel tempo. Nell’aprile del 2007, su iniziativa del Gruppo Borgo Malanotte, è stato organizzato a Villa Dirce un Convegno per fare il punto sulle ricerche. In tale occasione è stata proposta un’ipotesi suggestiva sull’attraversamento a Tezze della
Opitergium-Tridentum, nella speranza che in futuro specifiche indagini archeologiche possano fornire delle testimonianze inequivocabili in merito. Alcuni anni fa sembrava che la pietra lavorata, di circa quaranta centimetri in altezza, recuperata in località Prà Novi, fosse la prova attesa, essendo simile ai cippi miliari (diametro, tipo di pietra, lavorazione con la stessa leggera rastrematura) sistemati lungo le arterie di Roma. Fatto esaminare il manufatto alla ricercatrice Anna Nicoletta Rigoni, accompagnata dal Prof. Guido Rosada dell’Università di Padova uno dei maggiori esperti in materia, il responso è stato categorico: non essendoci alcuna scritta scolpita, la pietra poteva esser stata lavorata entro un ampio arco di tempo, per cui non era classificabile come un reperto di epoca romana. Nello stesso tempo ci invitavano a continuare le ricerche per trovare il tronco lapideo sovrastante, che dovrebbe riportare la scritta con le miglia di distanza da Oderzo (Fig. 5).
Volendo attenerci alle fonti storiche, bisogna attendere il XV secolo per trovare dei riferimenti sulla viabilità che ha interessato Tezze con le strade dirette ai guadi del Piave di Candelù e quello più importante di Lovadina. Da un documento del 1421 (AMVC/408. F. 1) veniamo a sapere che erano state istituite delle cooperative di carrettieri con il compito di trasportare le merci verso Treviso e Venezia. Le mercanzie provenienti da Conegliano arrivavano al Piave fino al
ramon di S. Luca, dove erano prelevate dai carregiatori di Lovadina che esercitavano in esclusiva il diritto di traghetto del fiume. I trasporti erano effettuati con carri agricoli trainati anche da 4 paia di buoi con un costo per la tratta Conegliano-Piave pari a Lire 1 e 18 soldi per ciascun collo (balla). Il percorso poteva avvenire seguendo la strada da Bocca di Strada per la Ungaresca oppure proseguire per Mareno e quindi Vazzola. Da qui si deviava per la via pubblica vocata Cal de Podera quae tendit versus Plavim (che porta al Piave) fino a raggiungere la Contrada de le Tezze. Attraversato il Villaggio si perveniva al Guado di Lovadina percorrendo l’antica via Barca (ora denominata anche Grave) che si congiungeva all’ultimo tratto dell’Ungaresca. Non si conoscono i motivi di questo tragitto alternativo più lungo, ma per ammissione stessa dei locali aveva una carreggiata buona e con comodità se può andare co’ carri, buoi e cavalli. Nel 1559, essendo sorte delle contestazioni sui prezzi dei servizi, veniva deciso di misurare i due percorsi che risultavano come segue (AMVC/384- F. 6):
da Conegliano al Piave per la via Ungaresca: 4 miglia e 150 passi (Km 7,21)
da Conegliano al Piave via Vazzola e Tezze: 9,5 miglia e 556 passi (Km 17,47).
Il traffico era alimentato dai numerosi mercanti con merci dirette o provenienti dalle regione vicine e d’oltralpe. Com’è normale, il passaggio portava inevitabilmente dei vantaggi e svantaggi per i paesi attraversati. A Tezze, posto nelle vicinanze del Guado, si poteva sostare prima di attraversare il Piave effettuando qualche piccolo scambio e si ripartiva non senza aver fatto il rifornimento di fieno, molto abbondante date le vaste estensione di prati-pascoli pubblici disponibili per i residenti. Vigeva però l’impegno di mantenere in ordine le strade, periodicamente soggette ad allagamenti con continue lamentele dei carrettieri per la presenza di sassi,
crode e le molte buche che ostacolavano il passaggio dei carri. Una fra le tante disposizioni imponeva: siano otturate le buse con legna e terra da levarsi da luoghi più vicini al suddetto. Impiegando anco rovinazzi e giara, acciò l’acque sabbino il scolo ne se fermino supra (AMVC/502 Perg. 213).
A causa di questi gravosi oneri, che si aggiungevano alle altre gabelle, Bonotto de Bonotti dalle Tezze si fa promotore nel 1541, assieme ad altri possidenti, di una protesta contro le autorità in un contesto di contrapposizione che si prolungherà nel tempo tra quelli della campagna ed i cittadini di Conegliano (A. Pizzati 1994).
Un’antica mappa del 1695, pubblicata per la prima volta sul libro di Borgo Malanotte, rappresenta l’intero sviluppo del paese distribuito lungo la
strada Comune proveniente da Rai e diretta verso il Piave (Fig. 5). Per rendere più evidente il percorso, nella riproduzione del disegno, abbiamo numerato le varie diramazioni e sottolineato nella seguente legenda le diciture originali riportate sul documento:
Strada Comune, che attraversava tutto il paese.
Strada della Cal Resana.
Strada per S. Polo con ponte sulla Piavesella.
Viottolo per i poderi Pini.
Strada della
Chiesa che serve alla processione, con ponte sulla Piavesella.
Strada che vien dal passo de Candelù et altri Lochi, cioè verso S. Michele, Maserada e Cimadolmo.
Strada che passa per la Villa, collegata ad un tratto di strada consortiva che và verso il Friulli, attuale via Tonini.
Strada che par andar al passo de Lovadina passa dal Malanotti. Oggi via Prati che si collegava alla più frequentata via Barca per raggiungere l’ultimo tratto dell’Ongaresca nei pressi del Piave di S. Maria.
Strada consortiva che và dai Vettorelli.
Strada Comun che và a Conegliano, la deviazione avveniva prima del Borgo Malanotte all’altezza del Capitello della Madonna.
Strada per la Sega che incrociava la strada diretta a Conegliano, nella località ora denominata Mantese.
Esaminando la mappa, si rileva come non sia rappresentata la
Strada (Vicinale) Vecchia che passava davanti la Chiesa, né quella per Vazzola. E’ invece disegnata la modifica voluta da GioBatta Malanotti sul percorso precedente che costeggiava la Piavesella. Dopo Borgo Malanotte la via Comune proseguiva verso il Piave, mentre la strada della Colonna al tempo non esisteva e sarà realizzata in tempi successivi.
Le variazioni viarie intervenute un secolo dopo possono essere individuate con la consultazione della carta topografica di tutto il Dominio Veneto (Kriegskarte) realizzata per motivi militari dagli Austriaci tra il 1798 -1808 e recentemente ristampata dalla Fondazione Benetton. In un volume a parte sono descritti i vari percorsi stradali, con notazioni sul loro stato e le possibilità di alloggiamento delle truppe. In particolare a Tezze esistevano le condizioni per predisporre un buon accampamento militare nella campagna tra la Roja Tron e la Piavesella e nelle abitazioni potevano essere acquartierati 400 militari e 50 cavalli.
Secondo la
Kriegskarte le strade di Tezze adatte al passaggio delle truppe e dei loro carriaggi sono quelle segnate in rosso nella foto qui sotto riprodotta (Fig. 6): Esse permettevano di raggiungere le seguenti località:
Vazzola: Per motivi militari la strada consigliata era quella di Cal di Prade collegata al raccordo per Rai. Non era considerata idonea la strada che proseguiva dalle case Bellussi (classificata come sentiero di campagna) non avendo un fondo adeguato né una sufficiente ampiezza per consentire il passaggio delle tradotte. I locali di norma raggiungevano Vazzola transitando per via Rivere o Rovinaz, quest’ultima dalle carte risulta assai più larga di quanto è attualmente.
San Polo e Oderzo
: Si passava davanti la Chiesa per la Strada Vecchia, con possibilità di deviare verso S. Michele di Piave ed il passo di Candelù.
Guado del Piave: Il collegamento più importante rimaneva quello che conduceva al traghetto del fiume attraverso l’antica via Barca. Da Borgo Malanotte per raggiungere direttamente Santa Maria si doveva percorrere un viottolo di campagna, non adatto ai carichi pesanti.
Conegliano: Rispetto un secolo prima, la deviazione sulla destra era stata spostata dopo il Borgo Malanotte e seguiva un percorso non dissimile dall’odierna provinciale con possibilità di imboccare l’attuale via Mantese per raggiungere i mulini della Sega.
I suddetti collegamenti stradali erano stati utilizzati nel passato, oltre che per motivi militari e commerciali, anche per il servizio postale ben attivo sotto la Serenissima Repubblica di Venezia.
Dallo schema riprodotto nella Fig. 7, inserito in una recente pubblicazione realizzata dalla Regione Veneto sulla base di documenti storici della fine del ‘700 (G. Gullino 2008), risulta che le arterie principali (linea azzurra), del tratto Ponte nelle Alpi-Ceneda–Conegliano-Treviso e quello S. Vito al Tagliamento-Motta-Oderzo-Treviso, erano messe in comunicazione da tre traverse (linea rossa). Una delle quali passava per Tezze ed era percorsa durante il periodo veneziano per un secondario, ma efficiente servizio di corrieri. Con l’arrivo di Napoleone (1797), oltremodo sensibile a rendere più veloci le comunicazioni ed i trasferimenti militari, era stato previsto di dare sviluppo al sistema viario del paese. Il programma avrà attuazione, dopo circa settant’anni, seguendo il progetto del 1869 per la nuova strada della
Colonna, che permetterà di raggiungere la Stazione ferroviaria di Susegana.
Grazie a questa opera, il servizio di posta per tutto il circondario, da Vazzola a Cimadolmo, sarà esercitato fino al 1892 esclusivamente dalla
Collettoria di Tezze che portava e prelevava la corrispondenza presso gli Uffici di S. Polo, Ponte della Priula e Conegliano, per essere successivamente smistata nei vari paesi vicini. Dai tre timbri posti sulla busta affrancata qui riprodotta (Fig. 8) risulta che la lettera con data del 2 luglio 1888, ritirata a Cimadolmo per Conegliano, era transitata per la Collettoria di Tezze che aveva provveduto all’inoltro nella destinazione finale con il proprio pedone.
Anche quest’ultima testimonianza ci dà conferma che lungo i secoli il nodo stradale di Tezze ha avuto una funzione di rilievo nelle comunicazioni e nei traffici ed i conseguenti contatti della comunità con viandanti, mercanti e missive hanno favorito la formazione di una mentalità aperta, sempre utile per affrontare le difficoltà del momento.

(
Continua)



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